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L’OSTEOPATIA NEL TRATTAMENTO DEGLI ACUFENI

10/04/2023 - Scritto da: Dott. Tommaso Cusimano

Quando parliamo di Acufene o Tinnito ci riferiamo alla percezione di un suono, costante o discontinuo, in assenza di uno stimolo uditivo. Solo chi soffre di questi disturbi avverte, da una o entrambe le orecchie, una sorta di “rumore fantasma” che gli altri non sentono.

È bene però specificare che l’acufene non è una malattia ma un sintomo, ovvero un segnale che il nostro corpo manifesta in presenza di altre problematiche, organiche o meno, che devono essere indagate.

Esistono diverse classificazioni dell’acufene. Se ci riferiamo alla frequenza del rumore possiamo dividerli in A. Pulsatili, quando il rumore non è continuo, la presentazione è improvvisa e variabile nell’arco della giornata, e A. Non Pulsatili, spesso su base infiammatoria, che sono continui e generalmente aumentano con lo stress.

Se il focus è l’origine del rumore possiamo invece raggrupparli in almeno 4 famiglie.

Parleremo di A. Audiogeno quando vi sono alte probabilità che l’insorgenza del disturbo derivi da un danno o una disfunzione dell’apparato uditivo o delle vie nervose uditive.

Con il termine A. Psicogeno si prendono in oggetto i tinniti che risultano influenzati da fattori psicologici o stati emotivi alterati.

Gli A. SomatoSensoriali derivano invece da alterazioni meccaniche a carico del sistema muscoloscheletrico e possono essere generati da disfunzioni del tratto cranio-cervico-mandibolare.

Il quarto tipo di acufene è rappresentato da quadri Misti, dove abbiamo la coesistenza di due o addirittura tutte le tipologie di tinnito finora descritto.

La casistica più frequente è quella su base somatosensoriale che fortunatamente, se presa per tempo, può essere trattata in maniera conservativa grazie alla terapia manuale.

In questo caso sarà la qualità dell’acufene a indirizzare il professionista nella scelta del trattamento più idoneo. L’acufene avvertito come un ronzio può orientare il terapista su problematiche di perfusione vascolare dell’orecchio medio, ne sono esempio i pazienti che soffrono anche di problemi pressori o mediastinici.

Se il disturbo è più vicino a una sensazione di sibilo l’associazione con una problematica a carico dell’ottavo nervo cranico, deputato alla ricezione di segnali acustici, diventa più probabile. Sarà il caso dei pazienti che presentano problematiche al distretto testa-collo innescate ad esempio da traumi cranici, colpi di frusta, estrazioni dentali.

Durante la valutazione è quindi fondamentale raccogliere più dati possibili. Solo grazie a un’accurata anamnesi il fisioterapista osteopata può orientarsi sulla tipologia corretta di acufene del paziente, individuare ed escludere eventuali problematiche di competenza medica che richiederebbero l’invio immediato da uno specialista e impostare un piano terapeutico di trattamento manuale corretto ed efficace.

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