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IL RUOLO DEL FISIOTERAPISTA NEL TRATTAMENTO DELLE VERTIGINI

18/12/2021 - Scritto da: Dott. Tommaso Cusimano

Quando parliamo di vertigini (o impropriamente capogiri) facciamo riferimento a un quadro che ha come manifestazione principale una falsa sensazione di movimento associata a sintomi d’accompagnamento più o meno marcati. Chi soffre di questo disturbo ha l’impressione, pur stando fermo, di sperimentare movimenti oscillatori, rotatori o addirittura che sia l’ambiente circostante a muoversi. Tale esperienza può essere aggravata da sintomi neurovegetativi (come nausea, vomito o sudorazione) o altre situazioni debilitanti (ad esempio mal di testa, intorpidimento degli arti, problemi visivi o uditivi). Generalmente le sindromi vertiginose diventano più frequenti con l’invecchiamento ma possono comparire ad ogni età. La letteratura ci dice che questo problema colpisce circa il 40% dei soggetti oltre i 40 anni. Ma cosa genera nel paziente questa illusoria sensazione di movimento? Vi è un tipico segno che accompagna la vertigine che se assente esclude un quadro di vertigine propriamente detta: il nistagmo. Il nistagmo è la presenza di movimento oscillatorio, ritmico ed involontario degli occhi.

A seconda della causa scatenante e della loro durata le vertigini si possono classificare principalmente in tre tipologie: periferica, centrale e presincopale.

Nella maggior parte dei casi la malattia che induce la vertigine è localizzata nell'orecchio e, dato che in quest'ultimo vi è un organo sensoriale impiegato nel mantenimento dell'equilibrio chiamato labirinto, la prima cosa da escludere è una sua problematica. In questo contesto la collaborazione tra fisioterapista, otorinolaringoiatra e neurologo risulta fondamentale.

In questo panorama come ci può essere d’aiuto la fisioterapia?

Quando vi è un accesso diretto del paziente in ambulatorio è imperativo escludere per prima cosa quadri di competenza medica che richiedano un invio immediato ad uno specialista.

Il terapista specializzato in disordini vertiginosi-posturali indaga quindi attraverso un’anamnesi approfondita se ci sono eventi precedenti ai sintomi del paziente che giustificano la clinica, come manifestazioni virali (influenza, febbre), traumatiche (traumi cranici, cervicali o colpi di frusta), utilizzo di farmaci particolari o abuso di alcool. Studia poi se vi sono fattori aggravanti che scatenano la vertigine (come una particolare posizione a letto o un movimento della testa) e il periodo temporale d’insorgenza (durante la notte o alla mattina quando il paziente si alza). Altra cosa che valuta sono le modalità d’esordio (acuto, brusco o graduale). Se viene esclusa la necessità di una visita specialistica allora ha senso proseguire la seduta effettuando test posturali che differenziano un quadro di vertigine da una turba dell’equilibrio.

Le connessioni fra sistema visivo e posturale richiedono l’uso di test veloci e affidabili. Sono infatti i test provocativi, che scatenano il nistagmo, ad orientarci sulla tipologia di vertigine.

Verificati questi aspetti il fisioterapista procede con la valutazione della postura per verificare se il paziente presenta una Posizione Anomala del Capo. La PAC è infatti la manifestazione più frequente di disorganizzazione tra il sistema visivo e posturale. Solo dopo aver rispettato tutte queste fasi inizia la seduta manipolativa dove l’unione di trattamenti manuali, esercizi specifici di mobilità e rinforzo cervicale e l’integrazione di tecniche osteopatiche risultano essere un approccio elettivo nella risoluzione di questo fastidioso disturbo.

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